martedì 17 giugno 2008

4-5-6-11-12-13 Luglio
La rassegna di Teatro
LIBER…ARTE…CI 2008
Via Gian Rinaldo Carli, 1
Roma - Gregna S.Andrea

Ingresso Libero

Sarà un piacere averti tra il pubblico

Ampio Parcheggio
Stand Gastronomico

Inizio Spettacoli Ore:21:15
Teatro all’Aperto

per info:

Francesco Tosti
06.72671126 – 389.9616642 – 380.4724327

PROGRAMMA SPETTACOLI

04 luglio LAPSUS RAPTUS
Prima o poi verrai scoperto
05 luglio MATTI UNICI
Stasera si recita a progetto
06 luglio TEATRO COMBRICCOLA
Due scapoli e una bionda
11 luglio NOI ATTORI PER CASO
La Fortuna con la F maiuscola
12 luglio SENZA RISERVE
Purchè resti in famiglia
13 luglio I GHIRIGORI
La fine del canto

martedì 19 febbraio 2008

UNA VOLTA NELLA VITA

Per info:
06.72671126 - 389.9616642

giovedì 7 febbraio 2008

OPERAVIVA "La Traviata"


sabato 26 gennaio 2008

venerdì 25 gennaio 2008

VISTA da ORTEID "FILOGAG"



Razionalismo



Quando nel XVII secolo Gottfried Wilhelm Leibniz pronunciò la famosa frase: "Questo è il migliore dei mondi possibili", si espose a essere ridicolizzato senza pietà. tutto ebbe inizio il secolo successivo con Candide, il divertentissimo romanzo di Voltaire che per protagonisti un giovane cordiale (Candide) e il suo mentore filosofico, il dottor Pangloss (l'interpretazione volterriana di Leibniz). Nel corso dei suoi viaggi il giovane Candide è testimone di fustigazioni, esecuzioni inique, epidemie, e un terremoto modellato su quello di Lisbona che nel 1755 rase al suolo la città. Ma niente di tutto ciò riesce a scalfire la convinzione del dottor Pangloss che "tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili". Quando Candide fa per salvare dall'annegamento Jacques, un anabattista olandese, Pangloss lo ferma dimostrandogli che la spiaggia di Lisbona si era "formata apposta perchè quest'anabattista vi si annegasse".


L'ottimista dice: "Il bicchiere è mezzo pieno"

Il pessimista dice: "il bicchiere è mezzo vuoto"

Il razionalista dice: "Questo bicchiere è grande il doppio del necessario"

giovedì 24 gennaio 2008

DIVINAMMENTE


Inferno
50-60

Ed una lupa, che di tutte brame
50 sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,
questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch'uscia di sua vista,
ch'io perdei la speranza de l'altezza.
E qual è quei che volontieri acquista,
e giugne 'l tempo che perder lo face,
che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista;
tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi 'ncontro, a poco a poco
60 mi ripigneva là dove 'l sol tace.



mercoledì 23 gennaio 2008

IL MONDO E' UNA PALLINA

La pallina Jazz
Le Fiabastrocche

Una nera pallina sul suo pentagramma,
sbadiglia e si annoia, pensando alla mamma.

Compare ad un tratto un’altra pallina
che bianca e sorniona, le si avvicina.
La nera pallina rincorre di scatto
la pallina bianca che salta ad un tratto.
Si muovono, corrono e lasciano tracce
sul pentagramma; tra note e linguacce.
Nel foglio, le linee si muovono leste
si fan turbolente: il suono le investe!
Correndo, le birbe, han formato le note
E poco distante si gonfian le gote……

….Un musicista ora soffia contento,
Le note dal sax che si perdon nel vento.

Francesco Tosti

martedì 22 gennaio 2008

SCRITTI diVERSI


Mi ha guardato con quel suo sguardo chiaro e penetrante e un brivido mi è corso lungo la schiena perchè credevo di sapere cosa mi avrebbe detto: "Ragazzino, sei proprio un miserabile e un coglione, che razza di opportunista nutri nel tuo seno!"
Invece no, non ha detto nemmeno questo. Ha sorriso e mi ha parlato in un tono condiscendente, ironico o affettuoso, a mia scelta: "Si, bisogna sempre stare in guardia. Ti chiami David, no? Il nemico opera dove uno meno se lo aspetta, David. Cerca di sapere con quale ambasciata mantiene i contatti, annota le sue domande su movimenti militari e sull'ubicazione dei dirigenti, e poi ci rivediamo.
Ora hai questo compito, ora sei un agente. Okey?" Così è fatto Ismael. Poi un giorno siamo diventati amici, ci vogliamo bene come fratelli e un giorno lo inviterò a un pranzo lezamiano perchè anche nella sua vita c'è una professoressa di letteratura.

Senel Paz

sabato 19 gennaio 2008

IntroVERSI "Il Sabato nel villaggio"


(a mia madre e mio padre)
Cigola la finestra
a palazzo d'Orléans
carezzata dal vento

che profuma d'arancia
e parla con voce
del venditore di sale.
Sbocciano bianche pomelie
dal davanzale di marmo
sul vicolo degli Scalini.
Tu giovane donna normanna
i panni stendi su canne tese di bambù.
Son come bandiere
d'antica casata di re Tancredi,
lenzuola fresche stese
(fra i palazzi del vicolo)
ad asciugare in questo
mattino di maggio.
Incede lento il treno,
lambisce il marciapiede
tra le vie strette del Sicco.
In spiaggia adagia la barca
il pescatore di profilo moresco
ripiegando i pensieri mesti
d'orgoglio saraceno.
Ed ora al tramonto
il sonno
tra l'onde del mare
di Scilla e Cariddi
vuole cullare,
come fra morbide braccia di Madre
il suo bambino.

Sal

venerdì 18 gennaio 2008

VISTA da ORTEID "FILOGAG"



La Metafisica
Essenzialismo





Qual'è la natura della realtà? Quali attributi rendono le cose quelle che sono? O, come sono soliti dire i filosofi: quali attributi fanno si che le cose non siano quello che non sono?


Aristotele stabilì una distinzione tra proprietà essenziali e proprietà accidentali. La mise in questo modo: le proprietà essenziali sono quelle senza le quali una cosa non sarebbe quella che è; le proprietà accidentali sono quelle che determinano come una cosa è, ma non che cosa è.


Per esempio, Aristotele pensava che la razionalità fosse essenziale per un essere umano, la razionalità di Socrate era essenziale al suo essere Socrate. Senza la proprietà della razionalità, Socrate non sarebbe stato Socrate.


Non sarebbe stato nemmeno un essere umano, quindi come avrebbe potuto essere Socrate? D'altra parte, Aristotele pensava che la proprietà di Socrate di avere il naso schiacciato fosse puramente accidentale; il naso schiacciato faceva parte di come era Socrate, ma non era essenziale a cosa o chi egli era.


Per dirla in un altro modo, togliete a Socrate la razionalità e Socrate non è più Socrate. Fategli una plastica al naso ed è sempre Socrate con il naso rifatto.


Quando compie settanta anni, Thompson decide di cambiare completamente stile di vita per poter vivere più a lungo. Segue una dieta severa, fa jogging, nuota e prende il sole. Tempo tre mesi, Thompson dimagrisce tredici chili, riduce il suo girovita ed espande i pettorali. Agile e abbronzato, decide di completare il tutto con un nuovo taglio di capelli.
Mentre esce dal negozio del barbiere viene travolto da un bus.
Appena prima di morire, grida: "Dio, come hai potuto farmi questo?"
E una voce dal cielo risponde:"Per dire la verità, Thompson, non ti avevo riconosciuto".

giovedì 17 gennaio 2008

DIVINAMMENTE

L'Inferno
31-48

31 Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,
una lonza leggiera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;
e non mi si partia dinanzi al volto,
anzi 'mpediva tanto il mio cammino,
ch'i' fui per ritornar più volte voltò.
Temp'era dal principio del mattino,
e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
ch'eran con lui quando l'amor divino
mosse di prima quelle cose belle;
sì ch'a bene sperar m'era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle
l'ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone.
Questi parea che contra me venisse
con la test'alta e con rabbiosa fame,
48 sì che parea che l'aere ne tremesse.

mercoledì 16 gennaio 2008

IL MONDO E' UNA PALLINA


La Pallina Montanara
Le Fiabastrocche
Il mondo è una pallina

Alta montagna, alberi e neve
un ramo che pende e la pigna si stacca
cade per terra, ruzzola lieve
rotola in fretta e diventa bislacca.
Forma una palla grande e ingombrante,
la pigna discende in continua espansione
così diventa una palla gigante
che rotolando fa un poco impressione!
Lucida al sole del primo mattino
rotola svelta e discende il pendio,
urta sugli alberi, rimbalza un tantino
adesso decolla e s’invola da Dio!
Ha preso una rampa ed il volo ha spiccato
nel cielo ora azzurro volteggia e fa inchini,
la palla gigante in aria ha incontrato
nella sua scia due ignari uccellini.
Volatili piccoli e forse paurosi
si abbracciano stretti;
si fanno curiosi .....
di quella palla che in ciel non ti aspetti.
Schivano in tempo quel grande pallone
i due uccellini felici e contenti
lo guardan planare vicino a un costone
ora son lieti, direi sorridenti.
L’intrepida corsa la palla ha esaurito
si adagia un po’ stanca asciugandosi al sole
e mentre ricorda il suo volo un po’ ardito
lei si assopisce nel letto di viole.
Non sono più palla! Orsù cosa è stato?
germogli fioriti ai miei piedi son nati
la neve si è sciolta quando il sonno ho svegliato
Al posto del gelo.... fioriscon gli abeti.


Francesco Tosti

martedì 15 gennaio 2008


......Chiove,
duje schizzi d'acqua
'ncoppa a na rammèra,
plaf......plaf.......
che scassamiento e cazze!


Anonimo Napoletano

SCRITTI diVERSI


L'antica casa

di don Carlo Magno
ha un portone alto e largo
come quello di una chiesa,
per far entrare i carri
all'epoca dei raccolti,
e un vasto androne lastricato di ciottoli.
Non potendo entrare tutte in casa, lasciammo sul portone
la maggioranza e ci facemmo innanzi in tre.
Ci aprì la porta la solita serva arrogante e sospettosa.
Io mi feci avanti.
"Potremmo parlare un momento con don Carlo?" domandai.
"Don Carlo?" ci rispose. "Proprio ora? Ci avete delle regalìe?
volete parlare con la signora?"
In quel momento venne fuori la padrona, donna Clorinda,
che subito ci riconobbe.
"Carmè", domandò alla serva "che ha portato questa gente?".

Ignazio Silone

domenica 13 gennaio 2008

AMORE per la SAPIENZA


la filosofia

si é spesso cimentata nel fare un' indagine sui principi della realtà : ci fu chi sostenne che essa derivasse dall' acqua , chi dall' aria e addirittura chi dall' infinito. Si parla spesso di filosofie orientali , ma di fatto esse non esistono, o meglio, si tratta solamente di religioni e tradizioni : la filosofia nasce in Grecia , pur avendo attinto molto dall' Oriente. Le sue due caratteristiche principali sono l' atteggiamento critico con cui essa si propone di esaminare la realtà e il non riguardare nè i contenuti nè il modo in cui essi sono stati acquisiti. La filosofia nasce nel momento in cui il sapere viene visto come un valore; la nostra cultura, invece, tende a dare importanza solo a quei saperi che possono essere "utili", rifiutando invece quelli che si considerano inutili: per esempio, si va a scuola non di per sè per ottenere il sapere, ma piuttosto per trovare un lavoro. Aristotele, uno dei più grandi filosofi antichi, introdusse il concetto del "sapere per il sapere", dove il sapere diventa un valore di per sè, pur non trovando magari applicazioni pratiche. La filosofia per Aristotele era la più nobile delle scienze proprio perchè "non serve a nulla", ossia perchè non ha quel vincolo di "servitù" ed é assolutamente libera.

sabato 12 gennaio 2008

IntroVERSI "Il Sabato nel villaggio"

Gaio Valerio Catullo

Che tu sconvolto dal dolore della tua sventura
mi scriva questa lettera impregnata di lacrime,
perché come un naufrago travolto dalla violenza del mare
io ti soccorra e ti salvi in punto di morte,
ora che nella solitudine del letto Venere
non ti concede di trovare la pace del sonno
e le Muse più non ti rallegrano nell'angoscia della veglia
con la dolcezza dei poeti antichi, mi è caro, caro che a me,
come amico sincero, tu chieda il conforto affettuoso della poesia.
Ma perché anche tu, Allio, conosca le mie amarezze
e non creda che io rinneghi i doveri dell'ospite,
ascolta in che traversie io stesso sono immerso
e non chiedere a un infelice di donarti gioia.
Al tempo della mia prima toga candida,
quando l'età fiorita si godeva la sua primavera,
mi abbandonai a vivere e certo lo sa la dea
che dolce e amaro mescola in ogni affanno d'amore,
ma tutto, tutto nel pianto la morte del fratello ha cancellato.
Ahimè fratello, fratello mio,
tu con la tua morte tu ogni gioia m'hai spezzato,
con te tutta la nostra casa con te hai sepolto,
con te ogni mia felicità, che nella tua vita
tu di dolce amore ti nutrivi, con te è finita.
E con la sua morte io ho bandito dalla mente le mie fantasie,
ogni piacere dello spirito.
Ora tu mi scrivi 'è indegno restare a Verona, Catullo,
mentre qui uno dei tuoi più vecchi amici
cerca calore nella solitudine di un letto';
no, Allio, non è indegno, ma triste, questo sì.
Mi perdonerai dunque se non ti offro quei doni
che il lutto anche a me ha tolto, ma non mi è possibile.
E poi non ho con me i miei libri, le mie poesie,
perché io vivo a Roma, lo sai, e lì è la casa dove abito,
dove si consuma la mia vita:
qui di tanti libri non ne ho che una dozzina.
Stando così le cose, non vorrei che tu pensassi ad una forma di grettezza
o di falsa amicizia, se non ti mando nessuno dei doni che mi chiedi:
ti donerei anche di più, se mi fosse possibile.
Ma non posso certo tacere, o dee, quanto, come e con quale tenerezza Allio
m'abbia aiutato, e perché il tempo fuggendo verso l'oblio dei secoli
non ricopra di nera notte questo suo affetto,
io lo dirò a voi e voi dovrete dirlo a tutti:
fate che queste carte continuino a parlarne . . .
e sempre, sempre più in morte diventi famoso,
non lasciate che tessendo la sua trama sottile
il ragno avvolga di indifferenza il nome di Albo.
E voi sapete che tormenti m'abbia dato Venere con la sua ambiguità,
a che punto m'abbia ridotto, quando io bruciavo come la rupe di Sicilia
o la sorgente Màlia alle Termopili dell'Eta,
o gli occhi dolenti si consumavano nel pianto
bagnando le guance di una amara pioggia di lacrime,
come dalla cima di un monte che si perde in cielo
sgorga limpido un ruscello tra i muschi delle rocce che,
precipitando a valle lungo tutto il pendio,
penetra attraverso le strade affollate di gente,
alleviando la stanchezza e il sudore dei viandanti
quando il caldo opprimente screpola i campi riarsi.
E come nel buio della tempesta i marinai sentono arrivare
in un soffio il vento favorevole invocato nelle preghiere
a Castore e Polluce, così fu per me l'aiuto che mi venne da Allio.
Egli mi aprì davanti un campo che m'era vietato:
a me, alla mia donna egli diede la sua casa,
perché lì vivessimo il nostro reciproco amore.
E lì entrando con passo leggero la mia dea
si fermò bianca di luce sulla soglia consunta,
puntando il suo piede nel sandalo con un fruscio;
così un tempo bruciando per lui d'amore entrò Laodamìa
ella casa di Protesilào, una casa costruita invano
perché col sangue mai vittima aveva conciliato gli dei del cielo.
Nessun desiderio, vergine Nemesi,
mi spinga a rischiare tanto contro il volere degli dei.
Che sete abbia di sangue un altare senza vittime
l'apprese Laodamìa perdendo suo marito,
quando dovette staccarsi dal collo dello sposo
prima che inverno dopo inverno potesse saziarne
nelle sue notti interminabili l'ansia d'amore,
perché riuscisse a vivere separata da lui
(ma le Parche sapevano che fine avrebbe fatto,
se fosse andato in armi sotto le mura di Troia).
Allora, per il ratto di Elena, proprio allora Troia
chiamava a sé i migliori uomini di Grecia, Troia, infame,
fossa comune d'Asia e d'Europa, Troia,
cenere amara d'eroi e d'ogni eroismo, quella,
quella che anche mio fratello ha spinto a morte senza perdono.
Ahimè fratello, fratello mio, persa anche la gioia della luce,
fratello mio, con te tutta la nostra casa con te hai sepolto,
con te ogni mia felicità, che nella tua vita tu di dolce amore ti nutrivi,
con te è finita. Ed ora lui fra sepolcri sconosciuti lontano,
composto lontano dalle ceneri dei parenti,
in questa Troia oscena, in questa Troia maledetta,
terra straniera lo incatena ai confini del mondo.
Là da ogni parte accorse tutta la gioventù greca
abbandonando il proprio focolare,
perché Paride non trascorresse indisturbato
in un letto tranquillo i suoi ozi, godendosi la femmina rapita.
E per questa sventura, Laodamìa bellissima,
ti fu strappato uno sposo più dolce della vita,
del tuo stesso respiro:
inghiottendoti nel suo vortice la passione
ti gettò in un baratro senza fondo,
come quello che a Fèneo sotto il Cillène prosciuga,
secondo i Greci, il terreno assorbendone gli umori,
quello che si dice abbia scavato il falso figlio di Anfitrione
attraverso le viscere del monte,
nei giorni in cui abbatté con le sue frecce infallibili
i mostri di Stìnfalo per ordine di un tiranno,
perché alle porte del cielo salissero
altri dei ed Ebe non rimanesse vergine eternamente.
Ma più profondo d'ogni baratro fu il tuo amore,
che t'insegnò a sopportare mansueta quel giogo:
niente è così caro a un padre incalzato dagli anni come
il nipote inatteso nato alla sua figliola,
che riconosciuto erede di tutte le ricchezze
e incluso col suo nome nel testamento del nonno,
troncando la turpe gioia del parente deriso,
dal capo bianco fa volar via quell'avvoltoio;
né mai del suo candido compagno prende piacere così grande la colomba,
che a furia di beccate strappa un bacio dopo l'altro
con un'avidità che non possiede la più insaziabile delle donne;
ma tu, tu da sola hai superato l'intensità del loro amore,
quando abbracciasti il tuo biondo eroe.
E affascinante o quasi come te in quegli istanti,
la luce mia in un abbraccio si strinse al mio grembo,
e volandole tutto intorno candido di luce risplendeva Amore
nella sua tunica di croco.
Anche se non le basta Catullo, sopporterò,
purché sia donna discreta, qualche amore furtivo
per non rendermi noioso come fanno gli sciocchi.
Giunone stessa, regina dei cieli, seppe vincere,
abituata com'era all'infedeltà di Giove,
l'ira per le colpe del suo capriccioso marito.
Ma non si può paragonare gli uomini agli dei:
smettila con queste pose da vecchio rimbambito,
non fu certo la mano del padre che la condusse,
avvolta di profumi orientali, nella mia casa, ma lei stessa,
fuggendo dalle braccia del marito,
a me si donò furtiva in una notte di sogno.
E questo mi basta, se lei ricorderà felici quegli istanti
che solo a me, a me solo ha donato. Per tutto quello che m'hai dato dunque,
accetta in dono questi versi, Allio, scritti come meglio ho potuto,
perché in tutto il tempo a venire nessun giorno
mai possa corrodere di ruggine nera il tuo nome.
Ed infiniti vi aggiungeranno gli dei quei doni,
che Temi dava un tempo in premio agli uomini giusti.
Siate felici, tu e l'anima della tua vita, e la casa in cui ci amammo
io e la donna mia, e chi da allora mi concede
e mi nega rifugio perché da lui viene la ragione
d'ogni mio bene, ma innanzi a tutti lei,
più cara di se stesso, lei,
la luce mia, che con la sua mi fa dolce la vita.

venerdì 11 gennaio 2008

VISTA da ORTEID "FILOGAG"



La Metafisica

La metafisica affronta di petto le Grandi Domande. Che cos'è l'essere? Qual'è la natura della realtà? Abbiamo il libero arbitrio? Quanti angeli possono ballare sulla capocchia di uno spillo? Quanti ce ne vogliono per cambiare una lampadina?

DIMITRI: Negli ultimi tempi c'è una cosa che mi preoccupa, Tasso.
TASSO: Che cosa?
DIMITRI: Qual'è il significato di tutto quanto?
TASSO: Tutto quanto cosa?
DIMITRI: Bè, la vita, la morte, l'amore, il polpettone, diamine.
TASSO: Che cosa ti fa pensare che ognuna di queste cose abbia un significato?
DIMITRI: Perchè ce l'hanno. Altrimenti la vita sarebbe solo....
TASSO: Cosa?
DIMITRI: Mi ci vuole qualcosa di forte.

TELEOLOGIA

L'unverso ha un fine?
Secondo Aristotele, ogni cosa ha il suo telos, ovvero uno scopo interiore che deve essere raggiunto. Una ghianda ha uno scopo: diventare una quercia. La quercia è ciò che la ghianda "è destinata a essere". Gli uccelli hanno un telos; anche le api ne hanno uno. Fa parte della vera essenza della realtà.
Se questa spiegazione vi sembra un pò astratta, leggete un pò la storiella che segue, dove la signora Goldstein riporta dritto dritto il telos sulla terra.

La signora Goldstein cammina per la strada con i suoi due nipotini. Un'amica la ferma e le chiede quanti anni hanno.
La signora Goldstein risponde: "Il medico ne ha cinque e l'avvocato sette."

La vita umana ha un telos? Aristotele pensava di si.

Aristotele pensava che il telos della vita umana fosse la felicità.
La felicità...... che cosa superficiale.

Un uomo in cerca della verità sente dire che il guru più saggio dell'India vive sulla cima della montagna più alta del paese. Allora si mette in cammino e attraversa colline e città fin quando raggiunge la montagna di cui si favoleggia.
E' incredibilmente ripida e più di una volta l'uomo scivola e cade. Quando raggiunge la cima è pieno di lividi e tutto scorticato, ma lì sopra c'è il guru, seduto a gambe incrociate davanti alla sua caverna. "O saggio guru" dice l'uomo "sono giunto da te per chiderti qual'è il segreto della vita"
"Ah, si, il segreto della vita" dice il guru "Il segreto della vita è una tazza di tè".
"Una tazza di tè? mi sono arrampicato fin qui per scoprire cos'è il senso della vita e mi dici che è una tazza di tè?" Il guru scrolla le spalle: "Allora forse non è una tazza di tè?"
Clicca sull'Etichetta FILOSOFIA DA TEATRO, per leggere i POST precedenti.

giovedì 10 gennaio 2008

DIVINAMMENTE


L'Inferno
19-30

19 Allor fu la paura un poco queta
che nel lago del cor m'era durata
la notte ch'i' passai con tanta pieta.
E come quei che con lena affannata
uscito fuor del pelago a la riva
si volge a l'acqua perigliosa e guata,
così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.
Poi ch'ei posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
30 sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso.



Per leggere i post precedenti clicca sull'Etichetta DIVINA COMMEDIA

mercoledì 9 gennaio 2008

MAI PIU' SENZA


Il Lago Ghiacciato

Durante il freddo inverno che avvolge la pianura, lungo i campi coltivati posti ai lati della statale, la strada che taglia in due il piccolo paesino chiamato Saltallegro, si trova un lago che in questa stagione è sempre ghiacciato.
In genere, a partire dal mese di Dicembre, prima dell’arrivo del Natale, Il lago assume un colore verde smeraldo con una crosta di ghiaccio in superficie. Ai primi raggi di sole la crosta brilla e con la luce che sprigiona riesce ad illuminare persino la piazza del piccolo paese chia
mato Saltallegro.
Il lago è meta di turisti in estate per le sue bellezze naturali, per gli alberi ad alto fusto che circondano le rive profonde e sabbiose, e per le verdi colline che lo proteggono dai venti freddi dell’inverno.
Lo specchio d'acqua ha una caratteristica particolare. A partire dal 8 di Dicembre la superficie assume un colore verde più intenso. Questa richiama i riflessi dei raggi del sole al suo interno, anche quando il cielo è coperto di nuvole gonfie e piene di pioggia.
Questo fatto aumenta ancora di più la capacità del lago di immagazzinare la luce dei raggi del sole, e di irradiarla al centro della piazza del paese, posta sui versanti della collina sopra il lago, e di donare alla piazza ed alla sua pavimentazione lastricata di pietra lavica, un colore Verde, come le acque del mare della Polinesia.
La pavimentazione della piazza, in quel periodo sprigiona un’energia pazzesca, che conferisce ai bimbi del paese una voglia e una capacità di gioco 10 volte superiore alla media. Infatti dal 8 Dicembre fino al 26 di Dicembre di ogni anno dal 1965, la piazza rifiorisce di colori dei maglioncini variopinti, indossati da decine di bimbi che vengono preparati dalle loro mamme per l’occasione vestiti a festa.
In questo periodo la piazza risuona continuamente, dalle prime luci del mattino fino a sera, di giochi, di musica, di acrobazie e di colori che i bimbi del piccolo paese di
Saltallegro, con la loro infantile energia profondono senza sosta.
Il lago a qualsiasi temperatura si trovi il giorno del 24 Dicembre, la vigilia di Natale, si ricopre improvvisamente di una lastra di ghiaccio.
Al mattino i vetri di tutte le finestre del paesino, sono ricoperti di una patina di condensa che li rende opachi e che costringe i bimbi del paese ad utilizzare le loro manine per formare un piccolo cerchio in superficie, di modo da poter vedere al di fuori.
Fatto questo, dal piccolo cerchio, si può vedere da tutto il paese e da qualsiasi finestrella con il suo piccolo cerchio; il lago Ghiacciato. E’ il momento più emozionante per ogni bimbo del paese, perché questo vuol dire che il Natale è alle porte e per ricevere i doni tanto attesi bisogna indossare il cappello di lana e i guanti rigorosamente confezionati dalle loro mamme.
Il 24 Dicembre, come per magia, sulle rive del lago ghiacciato, spuntano da dietro i cespugli e si materializzano, 2004 paia di pattini, con la lama ben affilata e dalle diverse misure, pronti per essere indossati dai bimbi del paese di
Saltallegro.
Ognuno di loro, dal mattino, dovrà trovare il paio di pattini della misura del suo piede, proprio come Cenerentola.
Una volta trovata la misura adeguata, ogni bimbo dovrà pattinare per almeno un’ora sul lago ghiacciato, e compiere così, le evoluzioni di cui è capace, senza mai cadere.
I bimbi che avranno completato correttamente le loro evoluzioni, riceveranno il giorno di Natale, Il dono da loro richiesto, che si materializzerà sui rami degli alberi posti sulle rive del lago. Impacchettato e abbellito con una magnifica coccarda il dono riporta scritto il nome di ognuno.
Dal mattino del 24 di Dicembre, 2003 Bimbi si riversano sul lago in cerca del loro paio di pattini. Il brulicante vocìo giocoso è assordante, la gioia e l’emozione che riempie gli occhi di ognuno si legge a decine di metri di distanza stampate sui loro volti.
Quest’anno però, c’è una nuova ospite nel piccolo paesino di
Saltallegro, una bimba dagli occhi verdi color del lago e dal viso ovale con le guance tonde e chiazzate da piccole efelidi brune che rendono il viso ancora più tenero e bello.
La bimba di nome
Francy, a dire il vero, ha un grande problema: non sa pattinare.
Lei si trova insieme agli altri bimbi accorsi sulle rive del lago, per scivolare su di esso, nel grande giorno tanto atteso con gioia ed entusiasmo. Tutti i bimbi sono indaffarati alla ricerca del loro paio di pattini e non si accorgono di
Francy, che invece rimane in piedi a guardare gli altri bambini con gli occhi tristi e preoccupati, perché crede di non poter mai riuscire a pattinare senza cadere sul ghiaccio e che di conseguenza non potrà ricevere il dono di Natale.
Nel trambusto più totale, da dietro un cespuglio una bimba, di nome
LUCILLA, sbuca all’improvviso felice e sorridente. Lei è riuscita a trovare il suo paio di pattini. Subito a ruota, la sorellina più piccola di nome SABRY, che con grande maestria è riuscita a scovare in mezzo a tanti pattini, quello della sua misura.
Le due sorelline saltellano come folletti e sorridono felici all’idea di poter pattinare libere sul ghiaccio, compiendo le evoluzioni più incredibili per ricordare la giornata del 24 di Dicembre con gioia e con la consapevolezza di trovare, il giorno dopo, sui rami dell’albero, il proprio meraviglioso dono di Natale.
Francy li guarda con gli occhi luccicanti, travolta nell’animo dal loro entusiasmo. Sorride sotto il suo piccolo nasino all’insù leggermente a patatina. Gli occhi desiderano incrociare con un cenno di intesa gli occhi di SABRY e LUCILLA.
LUCILLA , mentre allaccia i suoi bei pattini di colore rosso fuoco, alza gli occhi per un’istante e vede la piccola bimba osservarla. La piccola, rendendosi conto che Francy è rimasta immobile, quasi nascosta agli occhi degli altri bimbi, ha un moto di generosità e colpisce subito SABRY con una gomitata per avvertirla che vicino a loro c’è una bimba in difficoltà.
SABRY raccoglie subito l’invito di LUCILLA e insieme si avvicinano alla piccola Francy con i pattini ai piedi ancora slacciati, rischiando così di inciampare.
“Io sono
LUCILLAdice appunto la bimba più grandeed io SABRY ribatte la marmocchia più piccola digrignando i denti per far risaltare la sua smorfia di gioia.
Francy sorridente si presenta dicendo: “ Mi chiamo Francy, mi piace questo posto, abito nel vostro paese da pochi giorni ed ho scoperto questa giornata piena di gioia." Quasi arrossendo aggiunge: " Ho un problema non so pattinare”. “Nessun problema!!!” ribatte SABRY accompagnata dal coro di LUCILLA che aggiunge: “siamo qui noi due e ti insegneremo a pattinare prima di sera”. Le tre bimbe si buttano così a capofitto tra i cespugli, alla ricerca dei pattini di Francy, fino a quando Lucilla urla “ ne ho trovato uno!!!!” e dall’altra parte SABRY ribatte. “ho trovato l’altro!!!!” Francy entusiasta si mette a urlare felice di aver trovato due bimbe così altruiste e generose e infila subito i pattini ai piedi.
SABRY e LUCILLA, finiscono di allacciare i loro di pattini e prendendo Francy sotto le ascelle l’accompagnano come se fosse un manichino fino al centro del lago, sostenendola in modo da non farla cadere.
Le due sorelline sanno perfettamente che per ricevere il dono di Natale non si deve cadere sul lago ghiacciato, ma bisogna riuscire a pattinare per almeno un’ora sulla sua superficie. SABRY e LUCILLA pattinano come due saette e compiono evoluzioni incredibili, mentre Francy li attende al centro, in attesa di ricevere aiuto e conforto.
Una volta terminata la girandola di evoluzioni, LUCILLA e SABRY si precipitano da FRANCY per farle compiere l’ora prevista di esercizi sui pattini.
FRANCY è imbranata, e rischia sempre di cadere come un sacco di patate, ma a turno SABRY e LUCILLA riescono con molta pazienza a insegnarle le piccole cose utili e necessarie per pattinare.
Le prime ombre della sera stanno per arrivare e
Francy finalmente sospinta da LUCILLA e trascinata da SABRY riesce a rimanere in piedi da sola.
Francy ha compiuto quanto richiesto; domani alle prime luci dell’alba troverà sui rami di un’albero, del suo albero il dono di Natale.
LUCILLA e SABRY esauste e infreddolite la salutano con le loro manine alte nel cielo, mentre la loro mamma li chiama dai bordi della strada sollecitandole a rientrare in casa. Francy le saluta con gli occhi pieni di lacrime di gioia, dando loro appuntamento al mattino seguente. Andranno alla ricerca dei loro meritati doni, giocando e sudando con generosità ed intelligenza.
“CIAO LUCILLA, CIAO SABRY, A DOMANI!!!!!!! Urla Francy dal centro del lago ghiacciato, del piccolo paese chiamato: SALTALLEGRO.

Francesco Tosti

martedì 8 gennaio 2008

SCRITTI diVERSI




"Questa è la mamma"

ti dissi.

Prendesti la fotografia, ti piegasti in basso perchè la luce vi cadesse sopra.
Io osservavo il tuo viso, ma non vi scorsi nessun segno, pareva che tu prestassi attenzione alla fotografia per farmi piacere. Dicesti:
"Quella che ha la nonna è più chiara".
Ci fu una pausa; eravamo diversamente impacciati. ti eri alzato e avevi messo la fotografia al suo posto.

Vasco Pratolini

domenica 6 gennaio 2008

dal 13 Marzo al Teatro le Salette

Per info:
tel. 06.72671126 - cell. 389.9616642

AMORE per la SAPIENZA


Bernardino Telesio


L'autonomia della natura dal mondo umano


Trova un'esplicita sanzione, comportando il rifiuto sia delle concezioni antropomorfiche - anche se non viene escluso il concetto di sensibilità universale, che può apparire come l'estensione alla natura di una proprietà specificamente umana -sia delle tendenze volte a interpretare il mondo e i suoi fenomeni secondo categorie logiche o metafisiche predeterminate. Secondo Telesio i filosofi che lo hanno preceduto, troppo fiduciosi in se stessi, non si sono accontentati di osservare correttamente le cose come sono in realtà, ma hanno proiettato su di esse caratteristiche e proprietà che erano reali soltanto nel loro pensiero: lungi dall'essere oggettivamente fondata, la loro concezione della natura era una fittizia creazione intellettuale. I principi che regolano dall'interno la vita della natura sono tre. Nell'universo operano infatti due princìpi agenti - il caldo e il freddo - che sono in grado di percepire e di essere percepiti. Ma il caldo e il freddo necessitano di un terzo principio, questa volta passivo, su cui esercitare la loro azione: la massa corporea ovvero la materia. Né le nature agenti né la massa corporea sono sostanza, in quanto né le une né le altre possono sussistere di per sé (ed è questo il significato etimologico del termine sostanza). Da un lato, i princìpi agenti non possono operare se non sulla materia, poichè nessun principio incorporeo - come sono il caldo e il freddo - può produrre un effetto senza infondersi in qualcosa di materiale. D'altro lato, la massa corporea, di per sé inerte e informe (e quindi unica), è stata creata da Dio per essere formata, e continuamente trasformata, dalle due nature agenti. I tre princìpi - caldo, freddo e massa corporea - non sono quindi mai separati. Le nature agenti sono tutt'uno con la massa corporea alla quale ineriscono e non ci sarà mai nessuna parte di nessun essere che sia soltanto corpo o soltanto principio attivo, ma qualunque particella di qualunque ente - anzi, perfino un punto - risulta composta di tutti e tre i princìpi in una indissolubile unità. La sostanza, secondo Telesio, consiste proprio in questa unità dell'essere e riveste dunque un carattere non già statico, ma dinamico. Essa dà infatti origine a una continua vicenda di generazione, di corruzione e di rigenerazione, nella quale pullula il divenire degli esseri particolari. In altri termini, la sostanza è il dispiegarsi della vita della natura. L'unico limite che Telesio pone all'autonomia della natura e dei suoi princìpi stà nel fatto che il mondo naturale è opera di Dio. Tuttavia, dopo l'atto creativo, la divinità non interferisce più nello sviluppo dei fenomeni naturali, ma si limita a garantire la regolarità delle leggi a cui essi obbediscono. In questo senso, Telesio rimprovera ad Aristotele di aver circoscritto e lòimitato l'azione di Dio, facendone il motore del cielo, mentre più giusto sarebbe stato estendere l'attività divina a ogni aspetto dell'universo, sia pure sempre attraverso la mediazione dei princìpi intrinseci alla natura. In questo modo il rigoroso naturalismo di Telesio non gli impedisce ampie aperture al provvidenzialismo teologico. Il solo atto con cui Dio trascende l'ordine naturale - che per il resto, come si è visto si limita a garantire - consiste nell'infusione nell'uomo dell'anima spirituale, cioè di una sostanza divina e immortale, che fa dell'essere umano un soggetto di vita religiosa, distinguendolo con ciò dalle altre creature meramente naturali. A queste l'uomo è invece accomunato dalla presenza in lui di uno spirito corporeo , che non è forma del corpo come l'anima aristotelica , ma una realtà che sussiste di per sè. Esso è un principio fisiologico autonomo, "prodotto dal seme" e quindi di natura materiale, che presiede ai processi della vita organica. In ciò è evidente l'influenza del pensiero medico precedente : tuttavia Telesio rifiuta la tradizione galenica predominante nella medicina del tempo, la quale distingueva tre tipi di spirito naturale, vitale e animale - situati rispettivamente nel fegato, nel cuore e nel cervello, e insiste invece energicamente sull'unità dello spirito corporeo e sulla sua collocazione nel cervello, dal quale esso irraggia la sua azione su tutto l'organismo. L'unità della sostanza che, come si è visto sopra, determina la vicenda dei fenomeni naturali si riflette dunque sull'unità dello spirito che presiede alla vita del singolo individuo. Attraverso lo soirito corporeo è anche resa possibile la sensibilità dell'uomo. La sensazione consiste infatti nella percezione simultanea dell'azione che gli oggetti esterni esercitano sul soggetto e della modificazione soggettiva che essa produc e nello spirito corporeo. Telesio attribuisce una preminenza assoluta alla conoscenza sensibile rispetto all'intellezione e al ragionamento. In virtù della sua immediatezza, infatti, essa sola consente di stabilire un rapporto diretto con l'oggetto di conoscenza. L'intellezione si origina invece dal raccordo di una sensazione, mentre il ragionamento è un procedimento attraverso ilquale ci si accosta per "similitudine" a ciò che momentaneamente non è percepibile con i sensi. La sensibilità, tuttavia, non è una prerogativa dell'uomo e degli esseri tradizionalmente considerati animati. Essa è propria della natura in generale, poichè di essa, come si è visto, sono dotati anche i princìpi della natura. Questa sensibilità universale, diffusa appunto in tutto l'universo, è ciò che garantisce l'omogeneità tra uomo e natura, rendendo così possibile una fondata conoscenza del mondo naturale da parte dell'essere umano. In altri termini, se l'uomo può conoscere con certezza i princìpi che guidano i processi naturali è perchè egli è partecipe di quella stessaensibilità universale che, in forme diverse, rebde possibile la configurazione del caldo e del freddo con la massa corporea. Filosofia naturale e dottrina della conoscenza sono quindi in Telesio i due aspetti della stessa realtà.

sabato 5 gennaio 2008

IntroVERSI "Il Sabato nel villaggio"


Favoletta alla mia bambina

Non pianger bimba, non t’accrescer pene;
da sé ritorna, se torna, il tuo bene.
Un merlo avevo, coi suoi occhi d’oro cerchiati,
col palato e il becco d’oro;
cui di pinoli e di vermetti in serbo nascondevo un tesoro.
Schivo con gli altri; con me, di ritorno dalla scuola, festoso;
e tutte, io dico, intendere sapeva il caro amico le mie parole;
onde il dolce e l’acerbo di due anni a lui dissi, a lui soltanto.
E un giorno mi fuggì; fuor del poggiolo mi fuggì nella corte.
Alto il mio pianto, alto suonava;
alle finestre intorno corse la gente ad affacciarsi;
invano lo perseguivo, il caro nome invano ripetevo;
di tetto in tetto errando, più sempre in vista piccolo e lontano,
irridere pareva al grande mio dolore, al disperato dolor mio.
Quel che ho sofferto non puoi bimba tu saperlo;
tutto era perduto; e quando io non piangevo, io non speravo più,
l’alato amico ritornò egli solo alla sua casa, all’esca d’un pinolo.

Umberto Saba

venerdì 4 gennaio 2008

VISTA da ORTEID "FILOGAG"


"Questi sono i miei principi;
se non vi piacciono ne ho altri"


Appuntamento con la "Filosofia da Teatro"

Interpretata da: DIMITRI, TASSO, Signora GOLDSTEIN, Signor Thompson, ABE, SOL e l'allegra brigata.

INTRODUZIONE: "Prima ridere poi filosofare (o viceversa?)"

DIMITRI: Se Atlante regge il mondo sulle spalle, chi regge ATLANTE?
TASSO: Una Tartaruga.
DIMITRI: E chi regge la tartaruga?
TASSO: Un'altra tartaruga.
DIMITRI: E chi regge quest'altra tartaruga?
TASSO: Mio caro DIMITRI, è tutto tartarughe fino in fondo!

Questo frammento di antico dialogo greco illustra alla perfezione la nozione filosofica della regressio ad infinitum. E' il concetto che salta fuori quando ci chiediamo se esiste una "causa prima"della vita, dell'universo, del tempo e dello spazio, e sopratutto, di un creatore. Lo scaricabarile delle cause o delle tartarughe non può finire con lui.

La replica di TASSO, oltre ad essere illuminante ha esattamente il tono di una chiusura perfetta.

Inventare racconti è come costruire concetti filosofici. Sono fatti della stessa stoffa. Stuzzicano la mente in modi simili. Questo accade perchè la filosofia e i racconti nascono dallo stesso impulso: confondere il nostro senso della realtà, mandare gambe all'aria i nostri mondi, e stanare le verità nascoste, e spesso scomode, che riguardano la vita. Quello che il filosofo chiama intuizione per uno scrittore di gag è una battuta fulminante.

Su quali informazioni riguardo al mondo possiamo fare affidamento:

Morty torna a casa e trova sua moglie a letto, nuda, con il suo migliore amico, Lou. Proprio mentre sta per aprire la bocca, Lou balza fuori dal letto e gli dice: "Prima che tu dica qualcosa, vecchio mio, a chi hai intenzione di credere: a me o ai tuoi occhi?".

Contestando il primato dell'esperienza sensoriale, Lou solleva questioni cruciali.

Fine Prima Parte

giovedì 3 gennaio 2008

DIVINAMMENTE

INFERNO
1-18

1. Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant'è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.
Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
tant'era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m'avea di paura il cor compunto,
guardai in alto, e vidi le sue spalle
vestite già de' raggi del pianeta,
18 che mena dritto altrui per ogne calle.




mercoledì 2 gennaio 2008

MAI PIU' SENZA


Il primo.


Perchè non si scorda mai.
Capodanno 1991. Io, quindicenne
acerba e curiosa. Lui dolce ma deciso.
Uno scontro di attese. Un piacevole stordimento


E fu la volta del secondo.
Un signore.
Francese del '61. Complice l'estate, il mare,
il chiarore della luna... Non ricordo più
tutte le volte che avvenne,
ma ogni volta fu sensazionale.


Almeno finchè non incontrai il terzo.
Toscano, elegante, raffinato.
Ma forse troppo pre me.

Fu per questo che mi spinse verso il quarto.
Che sapeva di genuino, di serate in famiglia
davanti al caminetto, di dolci fatti in casa,
di calore, di felici mattine di Natale.

Ma riuscii a tradirlo con il quinto.
Fu un breve viaggio nel Salento
che me lo fece incontrare.
Il tempo di un'aperitivo e caddero
tutti i miei freni inibitori:
un colpo di fulmine.

Ma finì per il sesto. Che mi fu presentato
a una cena di famiglia.
Interessante, forte, incisivo.
Ma forse piaceva più a mia madre che a me.


E così con il settimo, giovane e leggero,
fu tutto un susseguirsi di riflessioni
e tirar di somme.
Tante belle serate insieme.....

Ma provai per un periodo a farne a meno.
E furono giorni tristi, bui, vuoti.
Pesava l'assenza del piacere
di un'aperitivo insieme, di una cena ben accompagnata,
di un brindisi speciale.
Del piacevole annebbiamento che talvolta mi provocava,
o dell'euforia che spesso esercitava su di me.

Non potevo più farne a meno.

Fu allora che decisi e puntai l'ottavo.
Ne avevo una gran voglia.
Le mie labbra febbrili per la protratta astinenza
si appoggiarono ansiose su di lui
e decisero per me:
non sarei mai più stata senza un bicchiere di vino!

News - Teatro.org

RICERCA SPETTACOLI